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Approfondimento

Psicologia Positiva: Oltre la cura del disagio

Scopri come la psicologia positiva può aiutarti a sviluppare nuove risorse personali e migliorare la qualità della tua vita a Viterbo.

Articolo informativo | Dott.ssa Roberta Bracci
Coltivare le risorse personali per una vita più piena e soddisfacente.

Introduzione

L’ansia consiste in uno stato di tensione emotiva e apprensione, una percezione soggettiva di allarme e imminente pericolo. Essa si accompagna ad uno stato di attivazione fisiologica mediata dal sistema nervoso autonomo, che si manifesta confenomeni neurovegetativi come l’aumento della frequenza respiratoria e cardiaca, aumento della sudorazione, tensione muscolare diffusa … che insieme costituiscono la cosiddetta risposta “attacco o fuga” con la quale l’organismo si prepara a combattere o fuggire. In questo senso l’ansia è una risorsa fisiologica preziosa: consente di mantenere uno stato di allerta, di rispondere con prontezza ai rischi e di proteggere l’organismo dai pericoli garantendo la sopravvivenza. Tuttavia, mentre un livello ottimale di ansia migliora le prestazioni, quando diventa eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione, si trasforma in ansiapatologica. Questa condizione nasce ed è mantenuta da una sopravvalutazione dei segnali di pericolo e da una contemporanea sottovalutazione delle proprie capacità di affrontarli. Quando il pericolo non è reale, ma è frutto di una percezione distorta, l’ansia non è una risposta appropriata in quanto nessun comportamento potrà bloccare un pericolo inesistente. L’individuo finisce per vivere in uno stato di costante ipervigilanza e sperimenta un estremo bisogno di controllo nel tentativo di prevedere e scongiurare le situazioni temute, ma dal momento che non è possibile controllare ogni cosa, si sfinisce senza mai raggiungere una reale sensazione di sicurezza.

Il DSM 5-TR individua i seguenti disturbi d’ansia: ansia da separazione, mutismo selettivo, fobia specifica, disturbo d’ansia sociale(fobia sociale), disturbo di panico, agorafobia, disturbo d’ansia generalizzata, disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci, disturbo d’ansia dovuto a un’altra condizione medica, disturbo d’ansia con altra specificazione, disturbo d’ansia senza specificazione.

Il trattamento dei disturbi d’ansia

Vari studi individuano nella Psicoterapia Cognitivo Comportamentale il trattamento d’elezione. Nella maggior parte dei casi la psicoterapia da sola è in grado di risolvere il problema, tuttavia in situazioni particolarmente strutturate econ elevati livelli di sofferenza, può essere necessario associare un trattamento farmacologico. E’ importantesottolineare che sebbene la terapia farmacologica possa offrire un sollievo immediato, in base a vari studi si è appurato che la ricaduta è molto più frequente laddove non si è seguito un percorso psicoterapeutico. La terapia Cognitivo Comportamentale permette di acquisire consapevolezze e strumenti pratici che poi possono essere utilizzati autonomamente nel corso della vita.

Disturbo di panico

La persona con questo disturbopresenta attacchi di panico inaspettati e ricorrenti seguiti da almeno un mese di costante preoccupazione per la possibile comparsa di nuovi episodi o per le loro conseguenze(come la paura di avere un infarto o di impazzire). Questa condizione porta ad una significativa alterazione disadattiva del comportamento: nel tentativo di scongiurare altri attacchi, si iniziano ad evitare situazioni ansiogene o attività fisiche che potrebbero innescare sensazioni simili al panico.

L’attacco di panico consiste in un’ondata improvvisa di paura intensa o disagio estremo che raggiunge il picco in pochi minuti. A livello fisiologico, l’attivazione che accompagna normalmente gli stati emotivi, raggiunge livelli elevati manifestandosi con una serie di sintomi che includono: respiro affannoso, sensazione di soffocamento, tachicardia, vampate di caldo o di freddo, vertigini, sudorazione, tremore, senso di costrizione o dolore al torace, visione annebbiata, tensione muscolare, sensazione di svenimento imminente, formicolio a mani e piedi, nausea, debolezza alle gambe, derealizzazione (impressione che le cose intorno non siano reali), depersonalizzazione (sentirsi distaccati da se stessi),paura di morire o di perdere il controllo.

Il primo attacco si manifesta di solito in un periodo di forte pressione emotiva o stress legato a situazioni difficili come divorzio, problemi finanziari, malattie di familiari, lutti, tensioni sul lavoro, ma può essere favorito anche da fattori fisici stressanti come malattie, troppo lavoro, uso di alcolici o droghe, mancanza di sonno, diete drastiche e temperatura ambientale elevata.

Agorafobia

E’ una paura marcata e persistente (presente da almeno 6 mesi) di trovarsi in situazioni o luoghi da cui sarebbe difficile o imbarazzanteallontanarsi, o nei quali potrebbe non essere possibile ricevere aiuto in caso di malessere. Tipicamente il timore riguarda la comparsa di un attacco di panico o di altre condizioni invalidanti o imbarazzanti (come per esempio neglianziani la paura di cadere o di episodi di incontinenza). In effetti spesso chisoffre di attacchi di panico prima o poi inizia ad evitare determinate situazioni per tre motivi principali: il timore che queste possano scatenare un nuovo attacco, la paura di fare una brutta figura nel caso in cui dovesse stare male in pubblico, la convinzioneche avere un attacco di panico in quella situazione potrebbe essere pericoloso (ad esempio mentre si guida).

I luoghi fisici temuti includono solitamente i mezzi di trasporto (treno, auto, aereo, nave), i luoghi affollati (ristoranti, supermercati, discoteche, cinema), e gli spazi aperti o obbligati come autostrade, ponti, gallerie.Quando l’ansia sale la persona sperimenta un impellente desiderio di tornare a casa o in altro luogo sicuro, mentre la presenza di un accompagnatore rende più tollerabile la situazione.

Nonostante l’etimologia indichi la paura della piazza (spazi aperti), l’agorafobia può manifestarsi anche inspazi chiusi o ristretti come ascensori, banche, gioiellerie. L’evitamento delle situazioni temute non fa che alimentare il problema rinforzando la convinzione di non essere in grado di affrontarle e aumentando la paura che diventa un limite sempre più invalidante.

Disturbo d’ansia sociale (Fobia sociale)

Il disturbo è caratterizzato da una paura o ansia irrazionali, marcate e persistenti (almeno 6 mesi o più), legata a situazioni sociali. Chi ne soffre teme il giudizio negativo degli altri e sperimenta un forte disagio non solo quando è al centro dell’attenzione, ma anche semplicementequando si trova in mezzo agli altri. Il timore principale è che la propria ansia diventi visibile, adesempio attraverso il tremore o l’arrossire, o che il proprio comportamentopossa apparire goffo o inadeguato, portando a umiliazioneo rifiuto.Alcuni temono che il proprio aspetto possa essere giudicato sgradevole o criticato dagli altri. 

Le interazioni sociali vengono vissute con estremo malessere (che può anche sfociare in un attacco di panico) o, più frequentemente vengono evitate del tutto. Tra le situazioni più temute troviamo:parlare in pubblico, firmare davanti agli altri, partecipare ad una festa, mangiare o bere in pubblico, usare il telefono in presenza di altre persone. IL DSM-5-TR prevede una specificazione “legata solo alla performance” nei casi in cuila paura è limitata esclusivamente al parlare o all’esibirsi in pubblico.

Disturbo d’ansia generalizzata

E’ caratterizzato da un’ ansia persistente e diffusa, che riguarda numerosi eventi e situazioni ed è chiaramente eccessiva rispetto alle circostanze. Tutti possono sperimentare tensione in certe condizioni di stress, ma chi soffre di questo disturbo prova un’ansia eccessiva, dilagante e difficilmente controllabile che interferisce pesantemente sulla qualità della vita. I sintomi principali includono tensione persistente, irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione, sensazione di vuoto mentale, incapacità di rilassarsi, tensione muscolare (a volte accompagnata da dolore), disturbi del sonno come difficoltà ad addormentarsi e frequenti risvegli, facile scoraggiamento.

Tratto distintivo è ilrimuginio su possibili disgrazie, fallimenti, catastrofi incombenti riguardanti sé o gli altri significativi. Si tratta di un disturbo molto comune riguardante, secondo alcuni studi, fino al 3% della popolazione. Per quanto riguarda le cause, i fattori principali alla base di questo disturbo sono essenzialmente tre:

  • Tratti di personalità: un’emotività spiccata unita a un forte senso di responsabilità e alla tendenza naturale alla preoccupazione;
  • eventi di vita stressanti: un singolo evento traumatico o una serie di cambiamenti difficilipossono superare la normale capacità di adattamento dell’individuo innescando uno stato di allerta costante;
  • la propria interpretazione del mondo: chi soffre di GAD ha la tendenza a percepire l’ambiente come pericoloso, interpretando eventi neutri come minacciosi.Se un amico è in ritardo, ad esempio, è più propenso a pensare ad una disgrazia piuttosto che ad un banale contrattempo. Questa visione del mondo si struttura a partireda passate esperienze stressanti o dagli insegnamenti e dai modelli comportamentali appresi dai genitori edalle figure di riferimento.

Fobie specifiche

La fobia specifica è caratterizzata da un’ansia persistente, irrazionale e sproporzionata provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione specifici che non rappresentano una reale minaccia. Poiché la paura è marcata, la persona mette in atto condotte di evitamnto sistematico dell’oggetto o della situazione temuti. Tali condotte lungi dall’essere una soluzione , in realtà rappresentano un potente meccanismo di mantenimento del problema: evitamento dopo evitamento la paura si ingigantisce e cresce la sfiducia nella propria capacità di affrontare la situazione o l’oggetto temuti.

La diagnosi si pone quando la paura, l’ansia o l’evitamento durano per sei mesi o più e causano un marcato disagio e interferenza nel funzionamento sociale, lavorativo e in altre aree importanti. Le fobie specifiche assumono denominazioni diverse a seconda dell’oggetto o situazione cui si riferiscono. Le più comuni sono:acrofobia (altezze); aerofobia (volo), aracnofobia (ragni), astrofobia (lampi), emofobia (sangue), claustrofobia (spazi chiusi), musofobia (topi), rupofobia (sporcizia)...

Per concludere i disturbi d'ansia rappresentano una sfida significativa che può limitare pesantemente la libertà e il benessere di una persona. Tuttavia, è fondamentale ricordare che guarire è possibile. Riconoscere la necessità di un supporto professionale per comprendere i meccanismi che mantengono l'ansia è il primo passo per riprendere in mano la propria vita. Grazie alla psicoterapia cognitivo-comportamentale, sipuò imparare a disinnescare i circoli viziosi del rimuginio e dell'evitamento, trasformando l'ansia da un limite insormontabile a una condizione gestibile e, infine, superabile.

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