La Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS), comunemente conosciuta anche come sindrome del colon irritabile, è un disturbo molto comune che colpisce prevalentemente le donne.
Si stima che in Italia ne soffra il 18% della popolazione, ma dal momento che solo una minoranza delle persone affette da tale disturbo si rivolge a uno specialista, probabilmente l'incidenza reale è molto più elevata. Tale sindrome sembra particolarmente diffusa tra le persone che lavorano in contesti stressanti e competitivi, dove si richiede il raggiungimento di standard molto elevati: manager, imprenditori, bancari, industriali… Nel mondo industriale americano, la sindrome è la seconda causa più comune di malattia.
I sintomi principali del disturbo
Secondo i più recenti criteri diagnostici internazionali (Criteri di Roma IV), il disturbo è caratterizzato da un dolore addominale ricorrente per almeno un giorno alla settimana negli ultimi tre mesi, associato ad almeno due dei seguenti fattori:
- Si modifica con la defecazione
- È collegato ad una variazione della frequenza delle evacuazioni
- È associato a una variazione dell'aspetto delle feci
Le linee guida prevedono anche una classificazione dell'IBS in 4 sottotipi ciascuno caratterizzato da specifiche manifestazioni cliniche:
IBS-C (con prevalenza di stipsi) caratterizzata da evacuazioni poco frequenti, feci dure e sensazione di evacuazione incompleta;
IBS-D (con prevalenza di diarrea) che si manifesta attraverso evacuazioni frequenti e feci morbide o liquide, spesso associate a urgenza;
IBS-M (mista) con alternanza di diarrea e stipsi;
IBS-U (non classificata) caratterizzata da un' irregolarità intestinale in cui i sintomi sono variabili e non rientrano nelle categorie precedenti.
La diagnosi si basa sia sui criteri di Roma IV sia sull'attenta valutazione della storia clinica del paziente e sull'evoluzione dei sintomi nel tempo. Poiché non si conoscono ancora le cause esatte della sindrome e non esistono esami di laboratorio specifici, questo approfondimento medico è fondamentale per escludere altre patologie organiche con sintomi simili.
Spesso la situazione è aggravata dalle diete "fai-da-te" che le persone adottano nel tentativo di alleviare i sintomi e dalla tendenza a sottovalutare il problema, nella speranza che con il tempo migliori. Purtroppo, nonostante non si evidenzino cause organiche, con il tempo il disturbo tende alla cronicizzazione. Questo produce un significativo peggioramento della qualità della vita, fino ad arrivare all'isolamento sociale e lavorativo.
Il ruolo della mente: un problema funzionale
Dal momento che le persone tendono a considerare la sindrome del colon irritabile una malattia puramente organica, si rivolgono soprattutto al gastroenterologo invece che a uno psicoterapeuta. La sindrome del colon irritabile è invece un problema di natura funzionale, dove le cause psicologiche svolgono un ruolo determinante.
All'origine della sindrome, il modello cognitivo-comportamentale individua una costante e dinamica interazione tra fattori fisiologici, psicologici e sociali. Nonostante l'utilità dell'intervento medico e di una dieta adeguata, le ricerche mostrano l'importanza di un trattamento psicologico. Gli studi individuano nella terapia cognitivo-comportamentale l'approccio più efficace, anche rispetto al solo trattamento medico. I miglioramenti non riguardano solo il dolore addominale, ma anche l'ansia e la depressione che sono spesso associate al problema.
I fattori psicologici e sociali alla base dell'IBS
Alla base del disturbo si rilevano fattori psicologici e sociali, tra i quali:
- L'incapacità di individuare ed esprimere le emozioni: il disagio psicologico arriva a manifestarsi attraverso sintomi fisici. In seguito, l'eccessiva attenzione al malessere fisico diventa un potente fattore di mantenimento del problema. Questo meccanismo si allinea con le linee guida del DSM-5-TR, in cui l'eccessiva preoccupazione e l'ansia focalizzate sui sintomi fisici vengono riconosciute come un fattore centrale (quadro dei sintomi somatici) che amplifica e mantiene la sofferenza corporea. Rendendo ancora più difficile la giusta considerazione di pensieri ed emozioni all'origine del disturbo, si ostacola l'elaborazione psicologica del disagio, dando vita a un circolo vizioso che mantiene la sindrome.
- La tendenza a compiacere gli altri: molto più comune nelle donne, consiste nel prendersi cura, nell'assecondare le esigenze e le aspettative degli altri trascurando i propri bisogni. Alla base di tale atteggiamento c'è il tentativo di evitare conflitti interpersonali che possano esporre al rischio di rifiuto e abbandono.
- La tendenza all'autocolpevolizzazione: sentirsi in colpa per delle situazioni che sono andate male nella propria vita o in quella dei propri cari. Chi assume tale atteggiamento si sente responsabile della felicità altrui e spesso pensa di non fare abbastanza per le persone care.
- Il perfezionismo patologico: tendere a perseguire obiettivi troppo elevati che se non vengono raggiunti, diventano la dimostrazione della propria incapacità. Un aspetto del perfezionismo si manifesta con una preoccupazione eccessiva circa la possibilità di compiere errori, in quanto ogni errore viene percepito come un fallimento personale. Il perfezionista, inoltre, tende a una eccessiva preoccupazione riguardo la pulizia, l'ordine e l'organizzazione, finendo per passare così tanto tempo ad organizzarsi e a controllare che tutto sia in perfetto ordine da trascurare ogni altra cosa.
- Il genere femminile: nell'acquisizione del ruolo femminile, le donne subiscono forti pressioni sociali e culturali che le spingono a valorizzare la perfezione del corpo. Per questo motivo, i sintomi del colon irritabile sono fonte di vergogna, imbarazzo e svalutazione di sé più che per gli uomini. Inoltre, nelle donne vengono rinforzati alcuni aspetti psicologici e comportamentali come la dipendenza, l'attenzione agli altri, l'accudimento e la compiacenza. Allo stesso tempo, però, questi comportamenti vengono svalutati perché ritenuti segno di debolezza e inferiorità. Quando questi aspetti non sono pienamente consapevoli, il disagio che ne deriva si può esprimere attraverso sintomi fisici.
Come interviene la Terapia Cognitivo-Comportamentale
La Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS) rappresenta una complessa risposta dell'asse intestino-cervello a fattori psicologici e relazionali, rendendo la Terapia Cognitivo-Comportamentale un approccio efficace per interrompere i circoli viziosi del disturbo. Attraverso un trattamento mirato agli aspetti emotivi, è possibile disinnescare i sintomi fisici e ritrovare il benessere psicofisico e la libertà quotidiana.
La terapia cognitivo-comportamentale della Sindrome del Colon Irritabile si sviluppa essenzialmente in tre punti:
- Una fase educativa di informazione sull'IBS e sull'alimentazione;
- Strategie di gestione dello stress e dell'ansia;
- Un corso di assertività con lo scopo di migliorare le relazioni interpersonali.
Gli obiettivi della terapia sono:
- Cogliere la relazione tra pensieri, emozioni, comportamenti, situazioni di vita e sintomi;
- Interrompere i circoli viziosi che aggravano i sintomi;
- Migliorare la propria vita relazionale e affettiva;
- Sviluppare strategie efficaci per reagire alla sindrome del colon irritabile, migliorando concretamente la qualità della vita.