Via Pacinotti, 5 - Viterbo | info@robertabracci.it
Approfondimento

Oltre l’ipocondria: comprendere e curare l’ansia per le malattie

Articolo informativo | Dott.ssa Roberta Bracci
"I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza"
Marcel Proust

In questo articolo:

Il DSM-5-TR ha sostituito la diagnosi di ipocondria con il Disturbo da sintomi somatici e il Disturbo da ansia di malattia, inserendoli nella sezione "Disturbi da sintomi somatici e disturbi correlati". Entrambi i disturbi sono caratterizzati da un’eccessiva ansia per la salute che causa una sofferenza che persiste nonostante le rassicurazioni mediche, ma il Disturbo da sintomi somatici si distingue per la presenza di sintomi fisici effettivi e invalidanti.

Più precisamente:

Disturbo da sintomi somatici

È caratterizzato dalla presenza di sintomi somatici che causano disagio o alterazioni significative della vita quotidiana. I sintomi possono essere specifici, come ad esempio un dolore localizzato, oppure aspecifici come un senso di spossatezza o di malessere generale. Ai vari controlli medici spesso tali sintomi si rivelano normali sensazioni corporee o comunque non legati a malattie gravi, ma la sofferenza dell’individuo è autentica e profonda in quanto, nonostante le rassicurazioni del medico e i referti negativi, continua ad avere pensieri sproporzionati e persistenti circa la gravità dei propri sintomi.

È frequente il ricorso a cure mediche che però spesso non alleviano i sintomi e anzi a volte li peggiorano; inoltre alcuni individui con questo problema sembrano più sensibili agli effetti collaterali dei farmaci. A volte la diagnosi di disturbo da sintomi somatici può essere associata a quella di malattia organica. Così ad esempio può capitare che un individuo che ha avuto un infarto senza complicanze, diventi invalido non a causa dell’infarto, ma a causa del disturbo da sintomi somatici che insorge in conseguenza dell’infarto stesso. Dal momento che la caratteristica del disturbo è l’attenzione sui sintomi fisici e la loro attribuzione a una malattia somatica, il suggerimento di rivolgersi ad uno psicoterapeuta viene accolto con stupore e spesso con aperto rifiuto.

Disturbo da ansia di malattia

È caratterizzato da un’elevata preoccupazione di avere o di poter contrarre gravi patologie in assenza di sintomi somatici o con manifestazioni di lieve entità. L’ansia è molto elevata e l’individuo si allarma facilmente riguardo al proprio stato di salute. La preoccupazione può nascere da una sensazione fisica non patologica come ad esempio una vertigine ortostatica, oppure da alterazioni fisiche lievi come il raffreddore o la tosse, ma il disagio non proviene dal sintomo in sé quanto piuttosto dalla costante preoccupazione di soffrire di una malattia non diagnosticata.

Sono presenti controlli ripetuti del corpo alla ricerca di segni di malattia; spesso la persona, nel tentativo di abbassare l’ansia, chiede ripetutamente rassicurazioni a familiari, amici o medici o mette in atto una vera e propria cybercondria, effettuando continue ricerche in internet sulla malattia che sospetta di avere. A volte, al contrario, si osserva un evitamento disadattivo di visite mediche, ospedali o attività (per esempio l’esercizio fisico) che la persona pensa possano mettere a repentaglio la sua salute. Chi soffre di tale disturbo si allarma anche solo sentendo che qualcuno si è ammalato o leggendo una notizia a tema sanitario.

Le preoccupazioni non si riducono nonostante le rassicurazioni dei sanitari e i referti negativi, in quanto la persona si convince che il medico non abbia capito la vera natura del suo problema. Questa diffidenza lo spinge a sottoporsi ad ulteriori esami di laboratorio, visite e controlli anche invasivi e l’ansia sempre più elevata influisce pesantemente sulle attività quotidiane fino a provocare, nei casi più gravi, una condizione di invalidità. La malattia diventa così parte integrante dell’identità e dell’immagine di sé della persona.

La maggioranza degli individui storicamente diagnosticati come ipocondriaci rientra nel Disturbo da sintomi somatici (75% circa), mentre una minoranza (25%) presenta il Disturbo da ansia di malattia.

Fattori di rischio e vulnerabilità: come nasce la paura delle malattie

In generale, per entrambi i disturbi si può affermare che sia possibile apprendere dalle persone significative una modalità disfunzionale di fronteggiare le difficoltà della vita. Genitori che esprimono preoccupazioni e timori eccessivi riguardo a pericoli potenziali possono trasmettere involontariamente modelli di comportamento disfunzionali in risposta a problemi di salute. Spesso l’ansia per la salute si sviluppa in contesti familiari dove la malattia rappresentava l'unico modo legittimo per ottenere affetto e attenzioni, o per evitare

responsabilità (rinforzo secondario). Inoltre, esperienze traumatiche come la morte o gravi malattie di familiari o amici possono scatenare il timore di soffrire della stessa malattia.

I media, e in particolare internet, possono contribuire notevolmente al manifestarsi di tali problemi in persone vulnerabili, in quanto le informazioni riguardanti patologie gravi possono fungere da evento scatenante. Questo fenomeno, ampiamente studiato nella letteratura clinica recente, prende il nome di cybercondria: la ricerca compulsiva sul web di sintomi e patologie che, invece di tranquillizzare l'individuo, amplifica a dismisura la sua ansia. In questo contesto, le notizie riguardanti epidemie ed emergenze sanitarie globali (como la recente pandemia da COVID-19) agiscono da potenti fattori di innesco, cronicizzando l'ipervigilanza corporea e spingendo le persone a interpretare ogni minimo segnale fisico come l'inizio di un contagio o di una grave patologia.

Entrando nello specifico delle singole diagnosi:

  • Il disturbo da sintomi somatici è più frequente in individui con basso livello di scolarizzazione e basso status socioeconomico o in chi ha sperimentato recentemente forti eventi stressanti. Una storia di abusi sessuali, fisici o gravi avversità nell'infanzia aumenta drasticamente la vulnerabilità a sviluppare il disturbo in età adulta e ne influenza negativamente il decorso. Quest’ultimo è condizionato anche da un’eventuale malattia organica cronica concomitante, un disturbo psichiatrico o fattori cognitivi come l’ipervigilanza verso le sensazioni corporee interpretate erroneamente come minacciose in quanto segno di una possibile malattia organica.
  • Il disturbo da ansia di malattia può essere talvolta scatenato da un forte stress o da una grave minaccia per la vita, anche se si è rivelata senza conseguenze per la sua salute. Anche in questo caso abusi o gravi malattie vissute durante l’infanzia possono predisporre allo sviluppo della patologia in età adulta.

Associazione con altri disturbi

L’ansia di malattia si manifesta a volte in associazione ad altri quadri clinici, come il disturbo di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo e la depressione. Il disturbo da sintomi somatici, o comunque elevati livelli di ansia per la salute, si possono manifestare anche in persone che hanno sofferto o soffrono di una patologia fisica diagnosticata, come ad esempio un infarto. In tali casi è fondamentale un intervento psicologico che abbassi i livelli di angoscia, in quanto lo stress emotivo può influire negativamente sul decorso della malattia e, in generale, sulla salute fisica.

Il modello Cognitivo-Comportamentale e i meccanismi di mantenimento

Per quanto riguarda la cura, numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’approccio attualmente più indicato è la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Secondo tale modello, le persone sviluppano queste problematiche quando determinati eventi critici (come la rilevazione di segni fisici prima ignorati, la morte di un parente, una propria malattia o l’acquisizione di informazioni relative a patologie mediche) attivano convinzioni disfunzionali riguardanti la salute, acquisite nel corso della vita. L’attivazione di tali credenze porta a interpretare normali segnali fisici come prove di una minaccia imminente, mantenendo attivo il circolo vizioso del disturbo.

Tra le convinzioni disfunzionali più comuni si riscontrano:

  • “I cambiamenti del corpo sono sempre segno di grave malattia”
  • “Ogni sintomo deve potersi ricondurre a una causa specifica e perciò riconoscibile”
  • “Appena c’è qualcosa che non va ci si deve recare a fare un controllo medico: altrimenti sarà troppo tardi”
  • “Se non ti preoccupi per la tua salute potresti ammalarti”
  • “Preoccuparsi per la salute porta salvezza”
  • “Tenere sempre presenti i pericoli è un modo per prevenirli” (Quest’ultima convinzione mantiene la persona in tensione in quanto abbassare la guardia significherebbe aumentare il rischio).

Una volta che l’evento critico ha attivato queste credenze, esse portano a una falsa interpretazione delle sensazioni fisiche come indizio di gravi patologie, alimentando la preoccupazione per la propria salute e le previsioni negative. Le convinzioni disfunzionali danno luogo a pensieri automatici negativi e a distorsioni cognitive nell’elaborazione delle informazioni che contribuiscono al mantenimento del problema.

I più comuni errori nel processo logico di pensiero (distorsioni cognitive) presenti nell’ansia connessa allo stato di salute sono:

  • Svalutazione dell’importanza delle spiegazioni alternative dei sintomi: le risposte mediche e i dati che non confermano la presenza di malattie sono sottovalutati.
  • Astrazione selettiva: consiste in una distorsione delle informazioni fornite durante di visite mediche; in tali circostanze il soggetto presta attenzione esclusivamente ai dettagli minori della conversazione. Ad esempio se il medico dice che la pressione è

entro i limiti della norma e che si dovranno fare altri controlli di routine in futuro, il paziente si focalizza solo di quest’ultimo punto, concludendo di avere una patologia grave da tenere sotto stretto monitoraggio.

  • Catastrofizzazione (o drammatizzazione): consiste nel dare un’eccessiva importanza al significato di segni e sintomi, ignorando completamente le spiegazioni più rassicuranti e plausibili.

Una volta che si è strutturato un disturbo da sintomi somatici o un disturbo da ansia di malattia, non sono solo le convinzioni disfunzionali e gli errori di pensiero a alimentare il problema. Entra in gioco una serie di comportamenti che la persona mette in atto nel tentativo di abbassare l’ansia, ma che in realtà, a lungo andare, contribuiscono al persistere dei sintomi. Essi sono:

  • Controlli (Body checking): ripetuti controlli del corpo, come la palpazione dell’addome, o l’autoesame per individuare la presenza di noduli al seno o ai testicoli, possono causare irritazioni e lesioni del tessuto che viene interpretato come ulteriore prova della presenza di una malattia. Anche in assenza di danni fisici, questo comportamento mantiene l’attenzione del paziente focalizzata sul proprio corpo. Altri esempi includono il respirare profondamente per verificare la funzionalità polmonare (producendo così eccessiva tensione muscolare e dolore al torace), effettuare forzate deglutizioni per verificare anomalie alla gola (rendendo la deglutizione stessa più difficile) o controllare continuamente il polso spaventandosi per le normali fluttuazioni del battito cardiaco.
  • Evitamento: Si tendono ad evitare gli sforzi fisici o le situazioni che spingono la persona a rimuginare sul proprio stato di salute come ad esempio la visione di programmi televisivi riguardanti malattie. Evitare comportamenti considerati a rischio, come l’esercizio fisico, impedisce al soggetto di disconfermare le proprie convinzioni disfunzionali, mantenendo intatta la preoccupazione relativa alla malattia. A volte la persona cerca di non pensare ai problemi di salute tentando di sopprimere i propri pensieri, ma questo sforzo paradossalmente produce un incremento dei pensieri stessi.
  • Comportamenti protettivi: Spesso, nel tentativo di mantenersi in salute il paziente mette in atto condotte di prevenzione autonome senza alcun controllo medico. Ad esempio per tutelare il sistema cardiovascolare, può decidere di assumere un’aspirina al giorno o vari tipi di integratori. Anche se questo non producesse danni diretti, contribuisce però a mantenere la credenza di essere estremamente vulnerabili

e di necessitare di continue cure per non ammalarsi. Anche il riposo prolungato può essere nocivo, poiché può portare ad una perdita di agilità e di forza fisica che viene poi interpretata come la prova di una malattia in atto.

  • Ricerca di rassicurazione (assurance seeking): può essere attuata chiedendo continuamente a familiari o amici informazioni sul sintomo, oppure chiedendo un’accurata descrizione di patologie presentate da altri. Inoltre, si può ricorrere a continue consultazioni mediche, indagini diagnostiche ripetute o allo studio compulsivo di articoli e libri di medicina (o ricerche sul web) nel tentativo di giungere autonomamente ad una diagnosi che escluda gravi patologie.

La psicoterapia cognitivo comportamentale agisce sia sugli aspetti di vulnerabilità personale sia sui meccanismi di mantenimento delle problematiche presenti. Nei casi in cui i livelli di ansia e di sofferenza sono molto elevati, si può associare alla psicoterapia un trattamento farmacologico che, offrendo sollievo dai sintomi in tempi relativamente brevi, rende la persona più ricettiva al trattamento psicoterapeutico. Relativamente alla cura farmacologica, va tuttavia sottolineato che, nonostante l’efficacia nel controllo acuto della sintomatologia, i farmaci non insegnano a superare le paure non sono pertanto sufficienti, da soli, a risolvere il problema.

Conclusioni

In definitiva, il passaggio dall'obsoleta etichetta di "ipocondria" alle definizioni più precise introdotte dal DSM-5 e confermate dal DSM-5-TR non è stato un semplice cambiamento di facciata. Questa evoluzione clinica riconosce finalmente la complessità e, soprattutto, l'assoluta autenticità della sofferenza di chi vive costantemente nella paura di ammalarsi. L'ansia per la salute non è una colpa né una finzione: è un meccanismo di allarme iper-sensibile che blocca la vita quotidiana, ma che oggi può essere compreso e curato con successo. Attraverso percorsi mirati come la psicoterapia cognitivo-comportamentale, l'individuo può infatti imparare a disinnescare i pensieri automatici negativi e a spezzare i comportamenti compulsivi di controllo. Solo così è possibile smettere di ascoltare il proprio corpo come una minaccia costante e ricominciare, finalmente, a vivere.

Info Chiama 345.6148044